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Ma chi cavolo è il cavolo?

Tatiana, 32 anni e un blog. Il mio blog. Una sorta di diario dove foto, ricordi, emozioni, ricette e viaggi si incontrano per formare un mix perfetto. Un posto dove esprimere se stessi. O quasi. Perché in fondo si ha sempre un po’ paura del giudizio della gente. Soprattutto di quella che non si conosce.

Sono cresciuta e vivo in città, ma adoro il mare cosa che non va esattamente d’accordo con il mio amatissimo jack di nome Krul (ne sentirete spesso parlare) che adora le lunghe camminate e la montagna, per questo non ne vuole sapere nemmeno di pucciare una zampa in una pozzanghera. Insomma il mio sogno di giocare per ore in acqua col cane, proprio come fanno i bambini, è svanito nel nulla.

Non mi definisco una blogger, foodblogger, modablogger, tuttiinomichevoletecolblogger… Sono laureata in Comunicazione e ho un lavoro che tutti i giorni mi porta a essere a contatto con le persone, a conoscerle, capirle e qualche volta… Anche sopportarle. Ma amo la cucina e ammetto che provo un po’ di invidia per chi ha fatto del proprio blog il suo lavoro.

Oltre a Krul c’è anche Ringo, o meglio conosciuto come Ringhietto, il mio stupendo e pelosissimo porcellino d’India. Vi starete chiedendo perché Ringhietto? Lui è un po’ come me: spigoloso e diffidente. A volte anche scontroso. Ci tengo a precisare che Ringo si chiama così non per via dei biscotti (anche perché non è dolce allo stesso modo) ma in onore di Ringo Starr, il batterista dei Beatles, gruppo che adoooro (infatti son stata a Liverpool al museo 2 volte). Sì colui che è sempre stato criticato dalla stampa e dai media. Mai apprezzato: considerato mediocre. Niente di fenomenale insomma. Ed è proprio per il fatto che nessuno ama Ringo (eccetto Cher che gli ha anche dedicato una canzone e un paio di altri individui nell’universo), che io amo Ringo.

Posso dirvi che mi sento simile a Brontolo (con la differenza che sono più alta e non ho né i baffi né la barba), ma non mordo. O forse si…ogni tanto. La verità è che sono una rompiballe, perfezionista e un po’ viziata, ma sono tanto buona, leale e onesta. Ed è forse per questo che spesse volte son rimasta fregata dalle persone.

Mi piace che le cose siano perfette, o quantomeno al massimo delle possibilità, e come pretendo molto da me stessa, lo pretendo anche dagli altri. Difficilmente  perdo le staffe. Non mi piace scontrarmi e urlare con le persone, a meno che non sia proprio necessario. Ma anche in quel caso come cantava quel tipo di cui non ricordo il nome, “ci vuole calma e sangue freddo”.

Adoro viaggiare e posso dire di aver girato quasi mezzo mondo. Una tappa che mi manca è il Giappone e sogno Rapa Nui o la Nuova Caledonia per il viaggio di nozze. Il viaggio più bello che ricordo è l’Australia: ho conosciuto gente fantastica, sempre sorridente nonostante le difficoltà, ma se dovessi trasferirmi sceglierei l’Inghilterra. Londra fino a 50 anni, York dai 51 ai 60 e per la pensione un posticino tranquillo su nelle Orcadi. Tutto questo per dire che è proprio durante i viaggi che si incontrano persone e si conoscono le loro abituni, ci si scambiano ricette e consigli. Senza contare che una delle prime cose che faccio quando arrivo in un posto nuovo è fiondarmi in una libreria e cercare libri di ricette locali. Il più “diverso” è proprio quello delle sopracitate Orcadi. Ricordo uno stufato cotto nella birra davvero sensazionale. E lì posso dire, al Pierowall Village sull’isola di Westray, di aver mangiato il migliore fish&chips del mondo. Certo non è vicino da raggiungere ma se vuoi gustarti il vero fish&chips è lì che devi andare al Pierowall hotel (o mamma gli ho fatto un po’ di pubblicità).

Proseguo dicendo che mi piacciono i numeri dispari anche se i fatti più importanti della mia vita sono legati ai numeri pari. Quindi anziché il 5 mi sa che dovrò optare sull’8 che per gli amici giapponesi è hachi (ok poi c’è tutta la storia del cane ma io con quella non ho niente a che fare, è che ho studiato giapponese e ogni tanto mi vanto di saperequalchecosina): il numero dell’equilibrio cosmico.

Che altro dire? Ah si. Una cosa mi fa davvero incazzare. Quelli che scrivono . Sfatiamo un mito. Pò si scrive po’. Faccio lo spelling: P, O, apostrofo (quella cosina piccina piccina che nella tastiera del pc e del MAC sta sotto il punto di domanda). La parolina non si scrive con la O accentata e nemmeno senza. Il motivo è semplice: si tratta di un troncamento della parola poco, di conseguenza si mette l’apostrofo per evidenziare che in quel punto una sillaba (co) è caduta. Ecco finalmente mi sono liberata di un peso. E non mi addentro nei meandri del dì o di’, del perché scritto con l’accento sbagliato o di quelli che scrivono sia questo che quello (gravissimo errore grammaticale cavolo!)…  L’avevo scritto che sono una perfezionista.

Ilblogdelcavolo parla di tutto questo, e forse qualcosa di più. Parla di come vive, lavora, impazzisce, viaggia, fa agility col cane, si rattrista, fa la dieta, va in palestra,  pulisce la casa, cucina e molto altro Tatiana.

Benvenuti!

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